Quota Zero

Celona - Borzì

Presentazione del libro:

Quota Zero”  di Pietro Saitta  – Donzelli editore

 

Messina : 17 ottobre 2013 – ore 18.00

Liberia Feltrinelli – Messina

evento organizzato da

Libreria Feltrinelli

 

 

Introduzione :

Daniele David: (Fillea Cgil )

sono intervenuti :

Pietro Saitta: (autore – sociologo)

Biagio Oteri (segretario Fillea  Me)

Carmelo Celona (storico critico dell’architettura/urbanistica)

Dino Palumbo (ordinario di antropologia sociale Università di Messina)

 

I lavori condotti da Daniele David ispirati al libro “Quota Zero” di Pietro Saitta, ricercatore di sociologia generale presso l’università di Messina hanno avuto inizio con un breve intervento iniziale dell’autore il quale ha anticipato la sua tesi illustrando come dal suo lavoro, frutto di una puntigliosa ricerca scientifica, sia emerso che dopo il terremoto del 1908 è avvenuto un azzeramento della società messinese.

A sostegno di questa tesi l’intervento dell’architetto Celona che ha illustrato con la sua relazione le vicende urbanistiche del post terremoto fornendo i dati analitici dell’azzeramento sociale sostenuto dal prof. Saitta.

 

La relazione dell’arch. Celona

La “Tabula Rasa” del Piano Borzì:  Palingenesi della Shock Economy  (il  Capitalismo  Predatore  dei Disastri) “

La relazione  è un percorso storico-tecnico sulla ricostruzione della città di Messina. Un’analisi tecnica retrospettiva del Piano Borzì, operata attraverso una puntuale misurazione delle quantità urbane ed edilizie.

L’analisi conduce al dato contabile del dimensionamento del PRG e alle sue scelte ontologiche che furono orientate verso una ricostruzione affidata al libero mercato, molto facilitata dalla scelta radicale di fare della vecchia città una Tabula Rasa (abbattendo anche le molte costruzioni rimaste integre), dalla tipologia dalla urbana dell’isolato e da quella edilizia del comparto. Scelte anacronistiche quanto funzionali all’insediamento nel cuore della città di una borghesia agraria proveniente dall’entro terra, integra nei capitali e nelle strutture famigliari, che ha conquistato i suoli del centro della città lasciando fuori da essa i sinistrati autoctoni. Così la città fu trasformata in una vera e propria terra di rapina. I messinesi autoctoni furono scaraventati nell’abisso del bisogno, dal quale moltissimi di loro, dopo più di 100 anni, non sono ancora emersi.

Messina fu uno dei primi laboratori del capitalismo predatore. il primo esempio di società fondata su una feroce economia dal disastro che ha cancellato strutturazioni e diritti acquisti: quello che oggi chiamiamo la “Shock Economy” (un modello economico neoliberista teorizzato dalla “Scuola di Chicago” di Milton Friedman che prevede l’erosione dei diritti delle popolazioni quando queste vengono colpite dalle calamità naturali).

Nella relazione del Piano l’ing. Luigi Borzì stimò un fabbisogno di 95.000 abitanti da soddisfare entro i successivi 20 anni (1934) dichiarando conseguentemente che il Piano era dimensionato per soddisfare il previsto carico antropico. Ma, nella realtà, da una puntualissima verifica analitica retrospettiva, il Piano Borzì (così come è stato scientemente concepito, con categoria di pensiero riferibile ad uno spietato neoliberismo ante litteram), contato il numero massimo numero di alloggi realizzabili, e in gran parte realizzati, aveva una capacità massima di 50.000 abitanti. Così 45.000 cittadini restarono fuori. Questo spiega la fenomenologia della baracca e le spietate asimmetrie di trattamento sociale di cui ancora oggi la città soffre.

Alcuni Contenuti Scientifici

Repertorio Fotografico